Il “piccolo mondo” di Brisighella, nella Romagna interna


Brisighella, splendido borgo della Romagna interna, ben conservato, racconta di un territorio che ancora resiste agli oltraggi del tempo, ai disastri della storia, a tutto. Un viaggio tra le sue meraviglie nascoste.

Anche i territori, alcuni territori, resistono. Agli oltraggi del tempo, a terremoti e alluvioni, ai disastri della Storia. Resistono all’abbandono, non cedono al canto delle Sirene che sussurra di altre velocità, di altri luoghi e di fughe. Restare, rimanere saldi in un territorio così, resiliente, “vigoroso”, talvolta apparentemente fuori moda, può sembrare facile ma non sempre è così; tanto che anche raccontarlo per farlo conoscere “dal di dentro” è anch’essa una scommessa coraggiosa perché si punta sulla valorizzazione dell’entroterra e non sulla ben nota riviera. Un rischio che si può correre a patto che si faccia conoscere il territorio in tutti suoi risvolti. Unendo cioè, le vicende storiche con l’espressione delle sue arti e i suoi sapori, tenendosi sempre al passo con le “memorie perdute” e nondimeno “ascoltando le insidie” con cui la natura ha provato a cambiarlo.

E qui, in questa “contrada” di resistenza che è la Romagna interna e collinare, ogni elemento s’intreccia con l’altro, i fatti territoriali fanno eco alla grande Storia (come l’arbitrario spostamento del Rubicone ad opera di Mussolini nel 1932), il passato ammicca al futuro esprimendo continuamente una bellezza che le è propria (e che anche Giovanni Pascoli ha cantato nelle sue Myricae), una bontà del paesaggio che fa spaziare lo sguardo nell’“azzurra vision di San Marino” e verso le sue pievi fuori dal tempo , o che talvolta si declina in usi specifici e innovativi, in tradizioni che permangono coraggiose (come quelle del liutaio di Calbano, degli infossatori di Sogliano o dei vigneti storici). Persino qui, in questo tratto di Romagna attraversato dal Lamone (l’antico Anemo di Plinio il Vecchio) e che comprende il Parco regionale della Vena del Gesso, dove s’incontra la Tanaccia, una delle più belle grotte, qui, dove malauguratamente sempre più spesso i fiumi vicini straripano facendo danni irreparabili, anche qui c’è un territorio da ascoltare, magari con l’attenzione che era propria di Tonino Guerra che è in questa parte di mondo che è nato (a Santarcangelo di Romagna), in uno di quei “piccoli mondi [dove] c’è tanta bellezza che sta morendo”, dove piccole realtà rurali sono state per sempre illuminate dalla sua poesia incantata. Uno di questi piccoli mondi è Brisighella, a qualche distanza dai luoghi dei due poeti.

Veduta di Brisighella. Foto: Daniela Laghi
Veduta di Brisighella. Foto: Daniela Laghi
Centro storico di Brisighella. Foto: Raffaele Tassinari
Centro storico di Brisighella. Foto: Raffaele Tassinari
Centro storico di Brisighella. Foto: Raffaele Tassinari
Centro storico di Brisighella. Foto: Raffaele Tassinari
La Torre dell'Orologio
La Torre dell’Orologio
La via degli asini. Foto: Daniela Laghi
La via degli asini. Foto: Daniela Laghi
La via degli asini. Foto: Silvano Cantoni
La via degli asini. Foto: Silvano Cantoni

Brisighella è infatti un piccolo comune della provincia di Ravenna, posta al limite di una maestosa cava di gesso che ha impresso di segni la sua storia. Visto dall’alto, il borgo medievale compare come adagiato ai piedi di tre pinnacoli rocciosi, su cui, a loro volta, poggiano la Rocca, la Torre dell’Orologio e il Santuario.

Dal basso Brisighella, però, è anche un dedalo di antiche viuzze, composta da angoli dell’antica cinta muraria e scale scolpite nel gesso, è una cittadina che in tempi remoti è stata difesa da una stradina sopraelevata, incorporata nelle case e che conosciamo col nome di “via degli Asini” , perché da qui una volta si aprivano alcune stalle dove i carrettieri custodivano asini e cavalli.

Dopo averla percorsa lasciando che la luce filtrasse chiara dalle sue alte finestre arcuate, dopo aver visitato il bel Museo Ugonia (con la sua nutrita collezione di litografie di Giuseppe Ugonia e arricchita da un’opera del Guercino) seguendo il profilo ondulato dei colli, si arriva al suo monumento più notevole, la Rocca dei Manfredi, costruita nel XIV secolo da quelli che furono i Signori di Faenza.

Più volte restaurata, conquistata e ampliata, la Rocca Manfrediana ha una storia di resistenza, cui solo saltuariamente si sono avvicendati momenti di dominio, come quello esercitato dallo Stato della Chiesa tra 1368 e 1376, da Cesare Borgia nel 1550, dai veneziani poco dopo, fino a quando nel 1860 non è stata annessa al Regno d’Italia. Tutti i suoi rimaneggiamenti, le rimodulazioni architettoniche e stilistiche sono ancora ben visibili. E ad un tiro di schioppo dalla fortezza dei Manfredi, si può raggiungere il Santuario del Monticino, la cui chiesetta del secolo XVIII contiene un’immagine della Madonna con Bambino, patrona della vallata del Lamone.

Brisighella, oltretutto, offre anche altri spunti e l’occasione per fare un salto ancora più indietro nel tempo, un tempo geologico che ha il passo lungo milioni di anni, grazie alla presenza della sua roccia gessosa.

Rocca di Brisighella
Rocca di Brisighella
Museo Ugonia. Foto: A. Piffari
Museo Ugonia. Foto: A. Piffari
Feste medievali nel centro di Brisighella
Feste medievali nel centro di Brisighella
La pieve del Thò
La pieve del Thò
Parco dei Calanchi. Foto: Silvano Cantoni
Parco dei Calanchi. Foto: Silvano Cantoni

Percorrendo il Museo Geologico all’aperto, è infatti possibile “perdersi” lungo il sentiero del tempo, per fare un’esperienza nell’età preistorica. Realizzato nel 2006, lungo una cava dismessa adibita all’estrazione del gesso, il museo mostra una splendida sezione geologica della roccia di gesso, la sostanza luccicante che ha scolpito il paesaggio e il borgo di Brisighella con una luce tutta particolare.

Ecco perché ancora una volta si può dire che grazie a un’attenta tutela del suo paesaggio e delle sue peculiarità geografiche, al rispetto della storia territoriale, il tutto affiancata al racconto esatto delle sue trasformazioni culturali e ambientali, il territorio romagnolo non smentisce la sua vocazione di attrattore culturale e turistico. Persino in luoghi reconditi o meno conosciuti, al di là del mare, al di là delle numerose terme c’è una storia che attende di essere scoperta, più sommessamente, lentamente.

Brisighella, pur nella sua unicità, è soltanto uno dei luoghi della Romagna dove il tempo e il turismo scorrono a due velocità. Sta a chi la visita scegliere se farne un’esperienza per incontrare se stesso a contatto con la natura e la storia del luogo o se attraversarla velocemente a caccia di altri luoghi, altri racconti e paesaggi.


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