L’Arte Povera torna protagonista a Firenze con una mostra che ne celebra il radicalismo e l’eredità. Dal 17 aprile al 27 giugno 2025, la galleria Tornabuoni Arte ospita Arte Povera: la bellezza dell’essenziale, un percorso espositivo che ripercorre la rivoluzione concettuale e visiva nata negli anni Sessanta. L’esposizione riunisce alcune delle opere più emblematiche dei protagonisti del movimento, tra cui Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio.
Il termine Arte Povera venne coniato nel 1967 dal critico Germano Celant nell’articolo Arte Povera. Appunti per una guerriglia, pubblicato su Flash Art. In quelle righe Celant delineava la portata rivoluzionaria di un gruppo di artisti che, sfidando il sistema dell’arte e la sua mercificazione, si servivano di materiali non convenzionali per mettere in discussione il rapporto tra uomo e natura. Pur non avendo mai firmato un manifesto, i protagonisti dell’Arte Povera continuarono a esporre insieme, influenzando profondamente la scena artistica successiva.
La mostra organizzata da Tornabuoni Arte rievoca lo spirito sovversivo del movimento, mettendo in luce la ricerca di un linguaggio espressivo essenziale e la capacità di trasformare materiali quotidiani in strumenti di indagine poetica e sociale. Un’arte che si nutre di contrasti e interazioni, come evidenzia il critico Bruno Corà, presidente della Fondazione Burri, nel suo saggio Arte Povera, Dialoghi (Forma Edizioni, 2024). Secondo Corà, le opere poveriste sono caratterizzate da un equilibrio tra pieni e vuoti, tra azione e contemplazione, in cui lo spettatore partecipa attivamente alla costruzione del significato. Il percorso espositivo include una selezione di lavori di Alighiero Boetti, tra cui Mimetico (1967), presentato nella storica mostra sull’Arte Povera curata da Celant alla galleria La Bertesca di Genova, e Mettere al mondo il mondo (1975), che esplora il potere del linguaggio attraverso l’uso della penna biro. Come sottolinea Agata Boetti, direttrice dell’Archivio Alighiero Boetti, già negli anni Sessanta l’artista sviluppava i concetti di casualità, tempo e scrittura che caratterizzeranno poi la sua produzione successiva.
Mario Merz, noto per la sua fusione tra natura e coscienza politica, è presente con una serie di opere pittoriche su carta e cartone, realizzate nei primi anni Ottanta. Pier Paolo Calzolari, invece, è rappresentato da lavori che utilizzano materiali “poveri” e deperibili, come sale, tabacco, foglie e candele su cartoncino, oltre a opere successive come Eroe (1986) e Specchio (1990). Il percorso espositivo include anche Gianni Piacentino e Mario Ceroli, artisti che, pur non essendo parte del nucleo centrale dell’Arte Povera, hanno condiviso alcuni dei suoi principi. Ceroli, invitato da Celant alla mostra di Genova nel 1967, viene considerato un precursore del movimento per il suo uso innovativo di legno, stracci e cartoni. Tra le sue opere in mostra figurano Gloria eterna ai caduti per la pittura (1972), Serata di gala (1981) e Squilibrio (1988), esempi della sua inconfondibile poetica visiva.
Titolo mostra | Arte Povera: la bellezza dell’essenziale | Città | Firenze | Sede | Tornabuoni Arte | Date | Dal 17/04/2025 al 27/06/2025 | Artisti | Artisti vari | Temi | Firenze, Arte Povera, Tornabuoni Arte |