Dal 13 maggio al 19 ottobre 2025, il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano ospiterà una mostra dedicata a Dorothea Lange (Hoboken, 1895 – San Francisco, 1965) , fotografa statunitense il cui lavoro ha segnato la storia della fotografia sociale e ha contribuito a dare voce a chi viveva nelle condizioni più difficili. A 135 anni dalla sua nascita, la mostra, curata da Walter Guadagnini e Monica Poggi in collaborazione con il CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, propone oltre un centinaio di scatti che raccontano i momenti più drammatici e trasformativi della società americana nel XX secolo. Dorothea Lange nasce nel 1895 a Hoboken, New Jersey, ma è a San Francisco che inizia la sua carriera fotografica. Dopo aver studiato sotto la guida di Clarence H. White alla Columbia University, Lange apre nel 1919 un suo studio di ritrattistica. Tuttavia, gli eventi turbolenti degli anni Trenta, tra cui il crollo di Wall Street e la Grande Depressione, la spingono ad abbandonare il ritratto classico per concentrarsi su una fotografia che documenta le difficoltà sociali ed economiche.
La sua carriera prende una svolta decisiva nel 1935 quando, insieme all’economista Paul S. Taylor, intraprende un viaggio nel cuore degli Stati Uniti per documentare le condizioni di vita dei lavoratori agricoli. La sua presenza tra i contadini delle aree colpite dalla siccità e dalle tempeste di sabbia, fenomeno noto come Dust Bowl, diventa fondamentale per raccontare la disperazione di milioni di americani. I suoi scatti, come quelli di famiglie impoverite e sfollate, raccontano con empatia e precisione la drammatica realtà della povertà.
Nel 1935 Lange entra a far parte della Farm Security Administration (FSA), un programma governativo creato per promuovere le politiche del New Deal. Questo le consente di viaggiare per il paese e immortalare le realtà più estreme della povertà rurale. La FSA commissiona a Lange numerosi lavori, tra cui quello che la renderà famosa in tutto il mondo: Migrant Mother, un ritratto di una madre disperata con i suoi sette figli, simbolo della sofferenza e della speranza di milioni di persone colpite dalla crisi. L’immagine diventa una delle fotografie più iconiche della storia della fotografia e un simbolo della Grande Depressione.
In quelle stesse terre, tra le piantagioni di piselli della California e quelle di cotone negli Stati del Sud, Lange documenta anche il razzismo e la segregazione razziale, mettendo in luce le condizioni disumane in cui venivano sfruttati i lavoratori neri. La sua abilità nel documentare storie di vita, spesso dolorose, senza mai cadere nel pietismo, ma con un profondo rispetto per le persone ritratte, fa di Lange una delle fotografe più influenti del secolo.
Un altro capitolo fondamentale della carriera di Dorothea Lange riguarda gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1941, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, il governo degli Stati Uniti decide di internare nei campi di prigionia migliaia di cittadini americani di origine giapponese, accusati di essere una minaccia per la sicurezza nazionale. Lange, nonostante le sue riserve politiche sull’internamento, viene incaricata dal governo di documentare le condizioni di vita di queste persone. Le fotografie che realizza nei campi di prigionia sono emblematiche della crudeltà e dell’ingiustizia subita dai giapponesi-americani. L’immagine di una donna anziana, che guarda triste attraverso le sbarre di una finestra, diventa un simbolo della sofferenza causata dalle leggi razziali e della perdita delle libertà civili. La visione di Lange, che riesce a cogliere l’aspetto umano e universale delle sue fotografie, le consente di denunciare l’assurdità di una politica che ha rovinato la vita di centinaia di persone, costrette a vivere in condizioni disumane.
Nel corso della sua carriera, Lange ha anche cercato di dare forma visiva a emozioni e vissuti che raccontano le contraddizioni del mondo moderno. La sua capacità di entrare in contatto con le persone e di ritrarle senza filtri, con un’intensità che rivela la loro umanità più profonda, ha reso la sua fotografia una potente testimonianza dei drammi sociali e politici del suo tempo. Lange ha avuto un impatto duraturo sulla fotografia sociale, non solo per il suo approccio tecnico, ma per la sua abilità di cogliere l’emozione nelle sue immagini. Le sue fotografie non sono solo documenti storici, ma racconti di vita che continuano a parlare al pubblico di oggi, suscitando riflessioni su temi come la povertà, la crisi climatica, le migrazioni e le discriminazioni.
Dorothea Lange nasce nel 1895 e, dopo aver studiato fotografia, si dedica inizialmente alla ritrattistica, ma ben presto diventa una delle figure più importanti della fotografia sociale. Nel 1935 entra a far parte della Farm Security Administration, dove realizza alcune delle sue immagini più celebri. Nel 1941 riceve una Guggenheim Fellowship, un prestigioso riconoscimento che le consente di approfondire il suo lavoro. Negli anni successivi, Lange continua la sua carriera, lavorando per Life e insegnando fotografia, fino alla sua morte nel 1965. La sua ultima mostra, che sarebbe dovuta essere inaugurata al Museum of Modern Art di New York, è rimasta incompleta.
Titolo mostra | Dorothea Lange | Città | Milano | Sede | Museo Diocesano Carlo Maria Martini | Date | Dal 13/05/2025 al 19/10/2025 | Artisti | Dorothea Lange | Curatori | Walter Guadagnini, Monica Poggi | Temi | Fotografia, Mostra fotografica |