Lubaina Himid è l'artista scelta per il Padiglione Britannico della Biennale di Venezia 2026


È Lubaina Himid l’artista scelta per il Padiglione Britannico alla Biennale di Venezia del 2026. La sua arte parla di temi relativi a razza, storia, femminismo, memoria culturale e identità.

Sarà Lubaina Himid (Zanzibar, 1954), vincitrice del Turner Prize nel 2017, a rappresentare il Regno Unito alla Biennale di Venezia del 2026. Il British Council ha annunciato ieri sera il nome dell’artista che rappresenterò il paese alla 61^ edizione della Biennale: sua dunque la mostra del Padiglione britannico.

Lubaina Himi è nota per una pratica pionieristica che affronta temi relativi a razza, storia, femminismo, memoria culturale e identità. Utilizza spesso la narrazione e la ricerca storica per sfidare le narrazioni eurocentriche dominanti e mettere in luce i contributi trascurati delle figure nere nella storia occidentale. Himid vive e lavora a Preston, nel Regno Unito, ed è professoressa emerita di arte contemporanea presso l’Università del Central Lancashire. È tra le delle pioniere del Black British Art Movement, ed è stata protagonista di diverse mostre significative negli anni Ottanta e Novanta, come Five Black Women (1983) all’Africa Centre di Londra e The Thin Black Line (1985) all’Institute of Contemporary Arts (ICA) di Londra: entrambe hanno messo in mostra il lavoro di artiste nere in risposta alla loro esclusione dalle gallerie tradizionali. Nel 2017, Himid ha ricevuto il Turner Prize e nel 2018 ha ricevuto il titolo onorario di commendatore per il suo contributo alle arti.

Lubaina Himid. Foto: Edmund Blok/Hull UK City of Culture/PA
Lubaina Himid. Foto: Edmund Blok/Hull UK City of Culture/PA

Accettando la commissione del British Council, Himid ha affermato: “Ho riso a crepapelle sia per l’incredulità che per il piacere quando ho scoperto questo meraviglioso invito a rappresentare la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia nel 2026. È un grande onore e allo stesso tempo un’opportunità brillante ed entusiasmante per creare qualcosa di particolarmente speciale, che risuoni con più pubblici, comunichi con storie complesse e guardi a un futuro più collaborativo”.

Emma Dexter, direttrice delle arti visive e della collezione del British Council e commissaria del Padiglione britannico, ha affermato: “Himid spinge i confini della pratica pittorica attraverso installazioni sonore e scultoree, incorporando nuovi materiali, texture, narrazioni e formati nel suo lavoro. Combinando un ottimismo radicale con la critica sociale, trasformerà il Padiglione con le sue opere d’arte vibranti, articolate e spazialmente dinamiche. Le mostre di Himid conducono il visitatore in un viaggio esplorativo, motivo per cui è davvero emozionante immaginare come utilizzerà l’infilata di sei spazi nel Padiglione britannico. Siamo davvero lieti di lavorare con Lubaina Himid alla commissione del British Council per il 2026”.

Cortina Butler, Direttrice ad interim per le arti presso il British Council ha affermato: “Il lavoro di Lubaina Himid come artista e curatrice invita a rivalutare la storia, l’identità e la rappresentazione e i visitatori della sua mostra saranno senza dubbio sfidati e deliziati in egual misura. Per quasi novant’anni il British Council è stato il custode del Padiglione britannico a Venezia, commissionando mostre d’arte e architettura per conto del Regno Unito che evidenziano la creatività diversificata del nostro paese. Gli artisti in mostra hanno incluso Lucian Freud, Bridget Riley, Anish Kapoor, Steve McQueen e Phyllida Barlow. Lubaina Himid sarà una degna erede”.

Nel 2025, Himid reinventerà la mostra The Thin Black Line mostra iconica all’ Institute of Contemporary Arts per ampliare le interpretazioni e le conversazioni contemporanee sulla creazione artistica. Himid ha un profondo interesse per la materialità e la performatività della pittura, un interesse plasmato dalla sua laurea in Theatre Design ottenuta al Wimbledon College of Art.

Questo approccio può essere visto nei suoi dipinti figurativi creati su tavole sagomate indipendenti che consentono agli spettatori di camminare tra di essi. A Fashionable Marriage (1986) è una delle prime installazioni che critica razza, genere e classe, traendo ispirazione dai dipinti satirici di William Hogarth. Altre opere degne di nota includono Naming the Money (2004), composta da 100 ritagli a grandezza naturale che reimmaginano le vite di personaggi neri schiavizzati e dimenticati nella storia europea, e Swallow Hard: The Lancaster Dinner Service (2007), una collezione di pezzi di ceramica ridipinti che affronta il coinvolgimento della Gran Bretagna nella tratta degli schiavi transatlantica.

Lubaina Himid, A fashionable marriage (1986)
Lubaina Himid, A fashionable marriage (1986)
Lubaina Himid, Naming the money (2004). Foto: Spike Island / Stuart Whipps
Lubaina Himid, Naming the money (2004). Foto: Spike Island / Stuart Whipps
Lubaina Himid, Man in a jumper drawer (2018)
Lubaina Himid, Man in a jumper drawer (2018)

La sua operazione di ridipintura le consente di sovrapporre storie nuove e vecchie sulle superfici di oggetti e mobili di uso quotidiano. Himid impiega spesso la narrazione e la ricerca storica, in particolare nella serie di dipinti Le Rodeur (2016-17), che prende il nome da una nave negriera francese del XIX secolo tristemente nota per un evento orribile nel 1819 in cui gli africani catturati, molti dei quali avevano contratto una malattia infettiva agli occhi durante il viaggio, furono gettati in mare dall’equipaggio.

Le figure che Himid dipinge in vari scenari non sono ovviamente ambientate in un periodo di tempo, ci ricordano il passato e il suo impatto sul presente. Riesaminando e ricontestualizzando le narrazioni storiche, Himid sfida il pubblico contemporaneo a impegnarsi criticamente con le percezioni collettive dell’identità razziale e culturale, amplificando voci emarginate e storie trascurate. La serie in corso Men in Drawers (2017–) vede ritratti dipinti all’interno di cassetti di legno trovati che trasformano oggetti di uso quotidiano in contenitori di riflessione storica. I cassetti rappresentano spazi nascosti all’interno di ambienti domestici; posizionando figure nere all’interno di questi scomparti, Himid invita gli spettatori a impegnarsi in un processo di scoperta. Himid ha creato poi Aunties (2023), una serie di 64 assi strette dipinte e incollate che rappresentano la “zia”, un ruolo interstiziale che onora le donne nelle nostre vite che ampliano la nostra comprensione di parentela e famiglia. In Strategy Paintings (2023) Himid approfondisce le complessità della risoluzione dei problemi e del processo decisionale raffigurando gruppi di persone riunite attorno a tavoli che discutono di un problema, una questione o un argomento con oggetti simbolici come limoni, denti e gondole.


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