Un affresco rinascimentale che rinasce a Urbania. Un restauro che potrebbe far luce sul suo autore


Un affresco rinascimentale a Urbania che ritrova vita grazie all’Art Bonus. Il restauro recente ha riportato alla luce preziosi dettagli e confermato il valore artistico dell’opera. E potrebbe aiutare a scoprire chi è il suo autore.

Un affresco offuscato dal tempo, un affresco importante per la sua città e per i suoi abitanti, un affresco che rivive grazie a un attento restauro. Parliamo del restauro dell’affresco della Madonna con Bambino e Santi, opera rinascimentale situata nella chiesa di Santa Chiara di Urbania, di proprietà del Ministero dell’Interno-FEC, che è stato oggetto di un intervento promosso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Ancona e Pesaro e Urbino e reso possibile grazie a un finanziamento di 9.000 euro attraverso il decreto Art Bonus. Il progetto, che si è concluso il 24 gennaio 2023, ha inoltre ottenuto un importante riconoscimento, classificandosi al quinto posto nella finale nazionale del concorso Art Bonus 2024. L’opera di restauro è stata progettata e diretta dalla stessa Soprintendenza ed eseguita dalla ditta Gamma Restauri srl, con l’erogazione liberale da parte di Costruzioni Meliffi Marco e Guidi Stefano Srl. Oltre alla conservazione dell’affresco, il restauro si inserisce in un ampio progetto di tutela del patrimonio della Chiesa di Santa Chiara, finanziato dal Fondo Edifici di Culto a partire dal 2019.

Ci troviamo in una delle zone più belle del Montefeltro: Urbania, l’antica Casteldurante, sorge sull’ansa del fiume Metauro, è nota per l’arte della ceramica, è la città della famiglia Ubaldini dal nobile milieau ducale, elevata al grado di Diocesi e città da Papa Urbano VIII in onore del quale mutò il nome, si raccoglie attorno al suo Palazzo Ducale, sede della corte dei Della Rovere, è punteggiata di suoi eleganti edifici nobiliari e di ventidue luoghi di culto tra chiese, oratori e conventi: è qui che si trova l’affresco rinascimentale. “L’intervento di restauro sulla Madonna con Bambino e Santi di Santa Chiara si è classificato al quinto posto in Italia sugli oltre 200 progetti candidati al concorso Art Bonus 2024”, ricorda l’architetta Cecilia Carlorosi, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro e Urbino. “L’impegno del mecenate, il nulla osta della proprietà, il sostegno della comunità delle Clarisse e la professionalità dei funzionari della Soprintendenza e dei restauratori hanno portato a questo risultato. Ancora una volta l’Art Bonus si è dimostrato uno strumento efficace per la tutela e la valorizzazione del patrimonio del nostro paese, favorendo anche la collaborazione tra settore pubblico e privato e promuovendo partenariati strategici con cui è possibile finanziare interventi di restauro”.

Timoteo Viti (attr.), Madonna in trono con Bambino tra Santa Chiara, San Francesco, il Cardinal Bessarione, Sant’Orsola e le undicimila Vergini martiri (Prima metà del XVI sec.; affresco con finiture a secco, 255x175 cm; Urbania, Chiesa di Santa Chiara). Prima del restauro.
Timoteo Viti (attr.), Madonna in trono con Bambino tra Santa Chiara, San Francesco, il Cardinal Bessarione, Sant’Orsola e le undicimila Vergini martiri (Prima metà del XVI sec.; affresco con finiture a secco, 255 x 175 cm; Urbania, Chiesa di Santa Chiara). Prima del restauro.
Timoteo Viti (attr.), Madonna in trono con Bambino tra Santa Chiara, San Francesco, il Cardinal Bessarione, Sant’Orsola e le undicimila Vergini martiri (Prima metà del XVI sec.; affresco con finiture a secco, 255x175 cm; Urbania, Chiesa di Santa Chiara). Dopo il restauro.
Timoteo Viti (attr.), Madonna in trono con Bambino tra Santa Chiara, San Francesco, il Cardinal Bessarione, Sant’Orsola e le undicimila Vergini martiri (Prima metà del XVI sec.; affresco con finiture a secco, 255 x 175 cm; Urbania, Chiesa di Santa Chiara). Dopo il restauro.

Un affresco riemerso dopo secoli

L’affresco occupa la parete sinistra dell’aula della chiesa e venne scoperto nel 1977 da monsignor Corrado Leonardi, sacerdote di Urbania e storico dell’arte, sotto una tela del 1631 di Simone Cantarini raffigurante l’Immacolata Concezione. L’occultamento del dipinto avvenne nella prima metà del XVII secolo durante un intervento di rinnovamento voluto dal Duca Francesco Maria II Della Rovere. Nonostante l’affresco sia sempre stato riconosciuto come un’opera di grande valore artistico, la sua attribuzione resta incerta, anche se il restauro sembra confermare la tradizione storica che lo ha a lungo attribuito a Timoteo Viti (Urbino, 1470 - 1523), pittore urbinate amico di Raffaello. Di recente è stata suggerita l’idea che la mano fosse quella di un artista della prima metà del XVI secolo con influenze manieriste riconducibili a Giustino Episcopi. In effetti, lo stile del dipinto mettere in luce un equilibrio tra architettura e paesaggio tipico della scuola urbinate, con analogie con altre opere di Viti e riferimenti alla pittura rinascimentale.

Con il restauro torna in auge l’idea che possa essere un’opera di Viti. “L’affresco”, spiega la storica dell’arte Francesca Farina che ha seguito i lavori, “fu rinvenuto nel 1977, dall’allora Rettore della chiesa, sul muro sinistro dell’aula al di sotto di una pala d’altare seicentesca; rappresenta una tipica Sacra Conversazione rinascimentale, ambientata tra architetture classicheggianti, con Madonna col Bambino tra santi e personaggi collegati alla comunità clariana. Il restauro, e lo studio che ne è derivato, ci inducono a riconoscervi la mano di Timoteo Viti, pittore urbinate sodale di Raffaello, che potrebbe avervi lavorato intorno al 1510”.

La sacra conversazione e i suoi misteri

Il soggetto dell’affresco è una classica Sacra Conversazione rinascimentale. Al centro, la Madonna siede su un trono con il Bambino in braccio, circondata da santi che riflettono il legame con la comunità delle Clarisse, storiche proprietarie della chiesa. A sinistra compaiono santa Chiara, san Francesco e, secondo le recenti ipotesi, il cardinale Bessarione. A destra, invece, sono rappresentate Sant’Orsola e le undicimila Vergini martiri.

Anche l’identificazione del personaggio in abiti cardinalizi è stata oggetto di dibattito. In passato infatti, si pensava potesse essere Sant’Ambrogio o San Bonaventura, ma attualmente la teoria più accreditata lo indica come il Cardinale Bessarione, teologo e cardinale protettore dell’Ordine Francescano. La sua iconografia, caratterizzata da lunghi baffi bianchi e una barba folta, trova riscontri in altri suoi ritratti.

Dettaglio del volto della Madonna, prima del restauro.
Dettaglio del volto della Madonna, prima del restauro.
Dettaglio del volto della Madonna, dopo il restauro.
Dettaglio del volto della Madonna, dopo il restauro.

I danni subiti dall’opera e l’intervento restauro

“I lavori”, chiarisce l’architetto Biagio De Martinis, responsabile unico del procedimento, “hanno portato al completo recupero funzionale per le attività di culto e al risanamento delle coperture, al restauro conservativo e alla sistemazione della facciata della chiesa”.

Il tempo e l’umidità avevano compromesso la stabilità dell’affresco. Il deterioramento della muratura aveva causato distacchi, fessurazioni e danni al film pittorico, mentre alterazioni cromatiche e abrasioni ne offuscavano la leggibilità. Il restauro è iniziato quindi con una minuziosa analisi dello stato di conservazione, seguita da una documentazione fotografica e grafica. Successivamente, si è intervenuti con il consolidamento della superficie, la rimozione dei depositi, l’estrazione dei sali solubili e la stuccatura delle lacune. Il ritocco pittorico è stato effettuato con velature ad acquerello ed è stata in questo modo ripristinata l’unità cromatica senza alterare l’originalità dell’opera.

Uno degli aspetti più interessanti del restauro è stato il ritrovamento di tracce della cromia originale del manto della Vergine. Durante i lavori è emersa infatti una porzione di azzurrite sulla spalla sinistra della Madonna che ha rivelato che il mantello era originariamente di un intenso blu. Nel corso del tempo infatti, il pigmento si è degradato e aveva lasciato ben visibile il sottostante morellone, una base marrone su cui il blu veniva applicato a secco.

Il lavoro accurato del recupero della Madonna con Bambino e Santi nella Chiesa di Santa Chiara di Urbania ha permesso quindi di riscoprire specifiche piuttosto inedite e di rinnovare il legame tra il dipinto e la comunità che lo custodisce. Il progetto di restauro dell’affresco si propone dunque di dimostrare che il patrimonio artistico del passato rimane una realtà viva nel presente, resa tale dall’impegno congiunto di istituzioni, studiosi e mecenati.

L'affresco in fase di restauro
L’affresco in fase di restauro
Dettaglio del volto di una delle Vergini Martiri, prima del restauro.
Dettaglio del volto di una delle Vergini Martiri, prima del restauro.
Dettaglio del volto di una delle Vergini Martiri, dopo il restauro.
Dettaglio del volto di una delle Vergini Martiri, dopo il restauro.
Dettaglio del volto di una delle Vergini Martiri, prima del restauro.
Dettaglio del volto di una delle Vergini Martiri, prima del restauro.
Dettaglio del volto di una delle Vergini Martiri, dopo il restauro.
Dettaglio del volto di una delle Vergini Martiri, dopo il restauro.


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Noemi Capoccia

L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia

Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.




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