Dopo un lungo e complesso restauro durato oltre quattro anni, finanziato da SAVE Venice con il supporto di Dr. & Mrs. Randolph H. Guthrie, le Gallerie dell’Accademia di Venezia tornano a esporre il capolavoro di Paolo Veneziano, il Polittico di Santa Chiara, svelato al pubblico e alla stampa il 4 ottobre 2024.
L’opera, esposta in una sala dedicata della loggia palladiana, è uno degli esempi più integri e preziosi della pittura veneziana trecentesca. Realizzato per il monastero di Santa Chiara a Venezia, il polittico raffigura l’Incoronazione della Vergine al centro, circondata da venticinque pannelli narrativi e incorniciata da una sontuosa struttura dorata. Dopo la soppressione napoleonica, il polittico fu trasferito alle Gallerie dell’Accademia nel 1812, ad eccezione della tavola centrale, inviata alla Pinacoteca di Brera a Milano e ricongiunta al resto dell’opera solo nel 1950.
Il restauro, sotto la direzione di Valeria Poletto, ha riportato alla luce la brillantezza originaria dei colori e dell’oro, oltre a dettagli inediti come schizzi preparatori e prove di colore nascoste. Innovativi strumenti come la scansione fotogrammetrica e il microscopio digitale 3D Hirox hanno permesso di mappare la morfologia dell’opera e di studiarla in dettagli senza precedenti.
L’intervento sulla cornice, realizzato con tecnologie laser, ha consentito di recuperare la doratura ottocentesca in uno stato eccellente. Inoltre, è stata progettata una nuova struttura di supporto per garantire la conservazione ottimale dell’opera.
L’esposizione è arricchita da una presentazione multimediale che permette ai visitatori di esplorare virtualmente l’opera, approfondendo il restauro, le vicende storiche e le tecniche diagnostiche utilizzate.
Accanto al polittico, sarà esposta una croce astile del primo Trecento, proveniente da una collezione privata, attribuita al Maestro dell’Incoronazione della Vergine di Washington, probabilmente identificato con il fratello o il padre di Paolo Veneziano. Questa straordinaria croce, dipinta su entrambi i lati, offre un’ulteriore testimonianza della qualità pittorica veneziana del periodo.
L’intervento conservativo, iniziato nel 2019, ha restituito al polittico la sua raffinata gamma cromatica, valorizzando il calore delle superfici dorate e l’intera leggibilità del suo articolato programma iconografico. Un elemento chiave del restauro ha riguardato la carpenteria originale e la complessa cornice intagliata, che era stata rimaneggiata in almeno due occasioni: quando il manufatto si trovava ancora presso il monastero di Santa Chiara e successivamente nel 1830.
Durante lo smontaggio dell’opera, sono emerse informazioni essenziali sulla struttura originale della carpenteria e sugli intagli applicati, rivelando la necessità di progettare una nuova struttura di sostegno, specificamente ideata per rispondere alle necessità conservative del manufatto. Questo ha permesso di ripristinare visivamente il rapporto originale tra i dipinti e gli intagli, che originariamente erano ancorati direttamente alle tavole. Le aggiunte ottocentesche, che falsavano la lettura dell’opera, sono state rimosse, permettendo il recupero delle dimensioni originarie della cornice traforata perimetrale.
La pulitura della cornice è stata eseguita utilizzando la tecnologia laser, una tecnica altamente selettiva che ha rimosso le stratificazioni più recenti, recuperando la doratura ottocentesca in ottimo stato di conservazione. È stata mantenuta la patinatura dello stesso periodo per armonizzare le dorature con i fondi dorati dei dipinti. Le parti pittoriche, sorprendentemente ben conservate, hanno beneficiato di un intervento di pulitura e reintegrazione pittorica che ha ripristinato gli equilibri cromatici e la finitura delle superfici, rivelando particolarità esecutive di rara finezza.
Il successo di questo restauro è stato reso possibile grazie a una mirata campagna diagnostica, che ha impiegato tecnologie diverse per esaminare vari aspetti, anche non visibili, dell’opera. Le indagini diagnostiche non invasive, basate su diverse radiazioni elettromagnetiche, hanno permesso di studiare in profondità gli strati e la tecnica esecutiva del polittico, fornendo indicazioni preziose per la comprensione dei rapporti tra le parti dell’opera, che erano stati a lungo alterati, e permettendo un’approfondita conoscenza del manufatto.
Il polittico di Paolo Veneziano, proveniente dal monastero delle clarisse di Santa Chiara a Venezia, è un’opera di straordinaria qualità artistica e un esempio significativo di polittico a più ordini. Al centro della composizione troviamo l’Incoronazione della Vergine, affiancata da episodi della vita di Cristo e, nella parte superiore, momenti della vita di san Francesco e santa Chiara. Nella parte alta, le figure del re Davide, del profeta Isaia, dei quattro evangelisti, e le scene della Pentecoste e del Giudizio Universale completano l’iconografia.
L’opera è stata attribuita a Paolo Veneziano nel 1924 da Raimond van Marle, e successivamente, nel 1946, lo storico dell’arte Roberto Longhi suggerì che fosse un nostalgico revival dello stile bizantino, datandola alla metà del XIV secolo. Studi recenti, tuttavia, collocano il polittico in un periodo intermedio, intorno agli anni tra il polittico di Vicenza (1333) e la pala feriale del 1345. L’assenza del punzone specifico utilizzato da Paolo Veneziano nelle opere dopo il Polittico di Chioggia del 1349, evidenziata nel 2013 da Roberta Salvador, avvalora una datazione anteriore a quell’anno, anche se elementi gotici e la decorazione raffinata suggeriscono di non anticiparla eccessivamente.
Il polittico proviene dal monastero di Santa Chiara, il più antico insediamento francescano femminile di Venezia, fondato negli anni Trenta del XIII secolo da suor Costanza Calbo. Il cenobio, inizialmente dedicato a Santa Maria Mater Iesu Christi, ospitava nobildonne veneziane come le famiglie Dandolo, Corner e Soranzo. La comunità monastica si affermò come un centro importante, anche se posizionato in una zona marginale e paludosa della città. La collocazione originaria del polittico non è documentata con certezza, ma si suppone fosse esposto sull’altare maggiore della chiesa esterna o nel coro delle monache, uno spazio più intimo, tipico dei cenobi, dove i dettagli minuti delle scene narrative avrebbero potuto essere apprezzati al meglio. Il messaggio iconografico del polittico, caratterizzato da spiritualità francescana e meditativa, supporta quest’ultima ipotesi.
Nel 1574, un incendio distrusse la chiesa e parte del monastero, ma il polittico era già stato spostato altrove, probabilmente in un ambiente secondario, garantendone la sopravvivenza. Con la soppressione napoleonica del monastero nel 1806, il polittico fu smembrato: il pannello centrale, con l’Incoronazione della Vergine, venne inviato alla Pinacoteca di Brera a Milano nel 1808, mentre le restanti tavole furono tra le prime opere acquisite dall’Accademia di Belle Arti di Venezia. Per un lungo periodo, queste due parti dell’opera seguirono percorsi collezionistici e conservativi separati.
Nel 1828-29, il polittico di Venezia fu restaurato (Andrea Gomez si occupò della cornice e Francesco Bianchini delle parti dipinte) e la parte mancante al centro venne integrata con una tavola di Stefano di Sant’Agnese. Solo nel 1950, grazie alla collaborazione tra i Soprintendenti Vittorio Moschini e Fernanda Wittgens, il polittico fu ricomposto con il suo scomparto centrale originario. Quest’opera rappresenta una delle testimonianze più preziose della pittura veneziana trecentesca, e il restauro ha permesso di riapprezzarne la raffinata decorazione e la complessa carpenteria lignea, riportandola alla sua antica gloria.