In Sicilia, nelle acque della Riserva naturale di Vendicari, lungo la costa tra Marina di Noto e l’area protetta, è stato effettuato un ritrovamento di grande rilevanza archeologica: una quarantina di anfore antiche risalenti a un periodo che va dal I secolo a.C. al I secolo d.C. sono state individuate a una profondità di circa 70 metri e a circa tre miglia dalla costa. Gli antichi contenitori, di tipo “Richborough 527”, si trovano ancora allineati nella posizione originaria di stivaggio, come se fossero pronte per il trasporto di merci via mare.
Il ritrovamento è avvenuto grazie a un rilievo fotogrammetrico tridimensionale, una tecnica avanzata di documentazione subacquea realizzata dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, in collaborazione con il Capo Murro Diving Center di Siracusa. Grazie a questo strumento tecnologico, è stato possibile esplorare in dettaglio e documentare l’area sommersa in cui le anfore giacciono da millenni, consentendo di ricostruire virtualmente il sito archeologico per una futura analisi.
L’importante scoperta di queste anfore si inserisce nel quadro di un’indagine che ha preso avvio a gennaio 2022, quando due pescatori di Avola hanno segnalato alla Soprintendenza la presenza di un relitto nella zona. La loro indicazione ha spinto gli archeologi a programmare un’indagine sul sito marino, da cui è emersa l’importanza dei reperti custoditi tra i fondali della riserva. A differenza di altre aree archeologiche subacquee della Sicilia, in cui sono già stati identificati numerosi reperti di epoca romana, il sito tra Noto e Vendicari non era mai stato esplorato in profondità fino a questo momento.
L’indagine ha portato alla scoperta delle anfore di tipo “Richborough 527”, una categoria di contenitori ceramici rinvenuta storicamente in diverse località del bacino del Mediterraneo, ma che per queste specifiche anfore è documentata principalmente nel sud dell’Inghilterra e nelle Isole Eolie. La loro presenza in un relitto sommerso in Sicilia potrebbe rivelarsi di grande interesse per gli storici e gli archeologi, che ora lavorano per stabilire con maggiore precisione l’origine e il contenuto di queste anfore.
Uno degli obiettivi delle prossime ricerche sarà quello di determinare se le anfore ritrovate a Vendicari siano della stessa tipologia di quelle rinvenute negli anni Novanta sull’isola di Lipari, che erano legate al trasporto di allume. L’allume è un minerale ampiamente utilizzato nell’antichità per la concia delle pelli e per la tintura dei tessuti, e la sua estrazione era comune nel Mediterraneo antico, un’area che fungeva da centro nevralgico per il commercio e lo scambio di beni di valore in epoca romana.
Se la nuova scoperta confermasse il collegamento con il commercio di allume, le anfore ritrovate potrebbero rappresentare una testimonianza diretta delle tratte commerciali che collegavano la Sicilia alle altre regioni del Mediterraneo. Questo ritrovamento potrebbe aggiungere nuove informazioni alle conoscenze attuali sulle rotte marittime romane, suggerendo un legame tra la Sicilia e il mercato del prezioso minerale.
“Si tratta di anfore piuttosto rare”, ha detto l’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato, “il cui ritrovamento rappresenta un’opportunità unica per approfondire lo studio sia del carico che del relitto. Questa scoperta ci permetterà di acquisire nuove informazioni sulle antiche rotte commerciali e sui traffici di merci preziose nel Mediterraneo”.